Fase 2, così cambia il lavoro dei medici: corsi di aggiornamento per gestire il coronavirus

Il Covid-19 ha modificato l’attività sanitaria in ogni ambito: dalla più complessa operazione chirurgica alla semplice visita di controllo 

Nell’emergenza sanitaria causata dal coronavirus, la vita dei cittadini è cambiata radicalmente. Ma c’è una categoria di lavoratori che ha vissuto, e continua a vivere da vicino, gli effetti del Covid-19. Si tratta dei medici, da subito in prima linea. E, nella Fase 2 iniziata il 4 maggio, è indispensabile un continuo aggiornamento professionale per la gestione della malattia. Il coronavirus ha infatti modificato l’attività sanitaria in ogni ambito: dalla più complessa operazione chirurgica alla semplice visita di controllo. Proprio per venire incontro a queste nuove necessità, la società Consulcesi ha realizzato una serie di corsi di aggiornamento professionale per i medici (obbligatori per legge denominati ECM ) proprio sul Covid-19. La collana di corsi Consulcesi rappresenta uno strumento di formazione a disposizione dei professionisti sanitari per affrontare la pandemia ed i suoi effetti. La collana fa parte di un progetto formativo integrato che unisce arte, solidarietà e formazione, a partire dal docufilm “Covid-19, il virus della paura”: i contenuti scientifici sono stati curati da esperti come Massimo Andreoni, direttore della UOC Malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma e Giorgio Nardone, psichiatra esperto di psicosi. “Dovremo convivere con il coronavirus per molto tempo – ha dichiarato Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi -, quindi le competenze mediche delle diverse professioni sanitarie, dai medici di base ai pediatri e agli infermieri, se opportunamente formati, diventano un primo filtro necessario per il riconoscimento dei casi e un più attento monitoraggio della situazione. In questo momento la formazione è la pedina vincente per uscire dalla Fase 2″.

Alcuni corsi sono già disponibili. Il primo titolo è “Covid-19, l’esperienza cinese: prevenzione, diagnosi e trattamento” realizzato in collaborazione con Operation Smile e basato sui documenti prodotti dalla Facoltà di Medicina dell’Università di Zhejiang (Cina), Il secondo corso di cui i medici possono già usufruire è “Covid- 19 e la tutela dei lavoratori. Protocolli e procedure di sicurezza nelle strutture sanitarie” ed offre informazioni fondamentali per la riapertura in sicurezza dei lavoratori nelle strutture sanitarie. Tra gli altri temi affrontati dai corsi le allergie, l’ipocondria, la comunicazione a distanza medico-paziente, il diabete. 

Privacy dei pazienti, rischio maxi multe per i medici

In Italia primato europeo di sanzioni, gli errori più comuni degli studi medici

I consigli di C&P per essere in regola con le normative europee  

App, messaggi e videochiamate piacciono a medici e pazienti: creano un rapporto diretto, riducono i tempi d’attesa e cancellano la burocrazia. Ne abbiamo avuto dimostrazione durante la quarantena, con un’impennata di webinar, consulti telefonici e online. Ma attenzione, senza le dovute cautele, si può compromettere un bene prezioso, il cui valore è ancora sottovalutato: i dati personali e sanitari del paziente

L’allarme arriva da Consulcesi & Partners network legale a tutela degli operatori sanitari. «Il rischio per i professionisti sanitari è molto alto perché loro sono i depositari dei cosiddetti dati sensibili che secondo il Regolamento generale per la protezione dei dati GPDR sono sottoposti a tutela particolarmente severa. In caso di errato trattamento dei dati, le sanzioni potrebbero arrivare fino 20 milioni di euro o, se superiore, fino al 4% del fatturato globale. Ora, – ci tiene a precisare C&P – tale importo è la previsione massima e difficilmente si arriverà a tali cifre per un singolo medico, ma sicuramente l’Autorità Garante potrà disporre sanzioni di diverse migliaia di euro. (il rapporto Federprivacy, stima una media di 145 mila euro in sanzioni1). A questo, si aggiunge il rischio che il paziente possa proporre un’azione per richiedere il risarcimento dei danni. E non escluso che gli Ordini possano conseguentemente disporre provvedimenti disciplinari» sostiene Ciro Galiano, avvocato consulente di Consulcesi & Partners esperto in privacy e digitale.

Gli strumenti di comunicazione istantanea hanno migliorato il rapporto medico-paziente e rappresentano il futuro della medicina ma possono compromettere sia la tutela della privacy del cliente che il principio deontologico relativo alla segretezza professionale, descritto nel giuramento di Ippocrate. Con il digitale entra in campo un soggetto terzo, cioè l’azienda fornitore del servizio nel quale i termini del trattamento dei dati non sono sempre trasparenti, soprattutto se si tratta di piattaforme gratuite. 

Secondo l’analisi dell’Osservatorio Federprivacy, l’Italia ha il primato europeo di sanzioni su 410 milioni di multe in Europa nel 2019. Riguardo alle infrazioni più spesso sanzionate, nel 44% dei casi si è trattato di trattamento illecito di dati, nel 18% dei procedimenti sono state riscontrate insufficienti misure di sicurezza. Altre sanzioni sono state determinate dalla omessa o inidonea informativa (9%) o dal mancato rispetto dei diritti degli interessati (13%). 

Sesso, età, religione, così come i dati sanitari rientrano nei dati sensibili (la terminologia attuale è particolari) e vanno tutelati. Ad esempio, i dati di WhatsApp sono di proprietà di Facebook e vengono memorizzati sui server al di fuori dell’Unione europea, il che risulta in contrasto con le norme sul trattamento dei dati in vigore da maggio 2018. Come si è visto, il GDPR su questo punto non transige: il paziente va informato e i suoi diritti vanno agevolati nella maniera più efficace possibile.

C&P offre alcuni consigli che i medici possono seguire per tutelare la privacy dei pazienti: ad esempio, se il medico ha introdotto nuovi sistemi di comunicazione, prima di utilizzarli deve applicare una nuova informativa per la tutela dei dati e aggiornare i documenti relativi alla gestione della privacy e del necessario consenso informato. 

Inoltre, verificare se i software informatici utilizzati sono a norma, nonché controllare il sistema di protezione antivirus e dei programmi, ma soprattutto di verificare l’adeguatezza della documentazione rilasciata al cliente (con riferimento al trattamento dei dati e del consenso informato). In linea con un recente analisi sul British Medical Journal2, C&P propone l’utilizzo di app di messaggistica istantanea appositamente dedicate. Inoltre, sarebbe buona prassi che i medici che vogliano utilizzare i social media facciano attenzione nel dare consigli tramite social, che abbiano una gestione attenta delle opzioni di privacy delle piattaforme e ne leggano attentamente i termini contrattuali. 

Con Covid-19 malati cronici in difficoltà, serve Telemedicina. Da Consulcesi un corso e un ebook per formare i sanitari

Il 40% con una malattia cronica, il 20% con due o più patologie, hanno tra i 45 e gli 85 anni d’età. Sono i malati cronici in Italia, che non possono accedere alle strutture ospedaliere e ambulatoriali per via dell’emergenza da coronavirus. Il vortice Covid-19, infatti, ha accantonato tutte le altre patologie, posticipato o cancellato gli interventi e le visite di routine e diminuito gli interventi. Questi malati soffrono di scompenso cardiaco, diabete, patologie dermatologiche e reumatologiche. Per loro, la telemedicina è la risposta per evitare di aggravare una cartella clinica già compromessa. La questione è di estrema attualità, oggi l’ISS ha stilato un Rapporto con indicazioni per l’impiego della telemedicina. In Liguria, è stata presentata un’interrogazione rivolta al presidente Toti per predisporre le indicazioni per le Asl locali al fine di effettuazione delle attività di televisita e teleconsulto medico-sanitario per i malati cronici.

È importante avviare una cultura della telemedicina, oltre che ovviamente a dotare di infrastrutture adeguate le Asl e le sedi sanitarie. – ha dichiarato Andrea Tortorella, AD ConsulcesiLa conoscenza dei medici e degli operatori sanitari degli strumenti principali della medicina è ancora scarsa: un medico su cinque non supera il corso ECM attivo da un anno sulla piattaforma Consulcesi. 

La risposta è in questo e-book “E-Health il futuro dell’assistenza sanitaria” disponibile anche in modalità corso Ecm messo a punto da Consulcesi Club, in partnership con il Provider Sanità In-Formazione. Da sempre al fianco dei medici per offrire una formazione ECM all’avanguardia e di altissimo livello, Consulcesi ha voluto realizzare quest’opera rivolta tanto ai professionisti della Sanità quanto a chiunque voglia approfondire la tematica. Una lettura fondamentale per inquadrare l’importanza di un settore della sanità in costante evoluzione, comprendere quanto il suo sviluppo sia cruciale per un sempre maggiore efficientamento dei sistemi sanitari nazionali e quanto le moderne tecnologie – se accompagnate da un giusto approccio da parte del personale sanitario a ogni grado – possano influire in senso positivo sulla tutela della salute dei cittadini, a cominciare da coloro che vivono in aree remote e che hanno difficoltà a raggiungere anche i servizi di base.       Attraverso la lettura dell’e-book si approfondiscono qui tutti gli aspetti di un argomento complesso la cui conoscenza è fondamentale da un lato per capire a che punto è e quali elementi frenano il percorso di crescita intrapreso in questo settore dal sistema sanitario italiano, dall’altro individuare le minacce provenienti dal cyber spazio e che potenzialmente possono mettere a repentaglio tanto la funzionalità dei servizi innovativi offerti ad esempio dalla robotica, dall’Intelligenza Artificiale e dalla Telemedicina, quanto la tutela dei dati personali dei pazienti.

 “E-Health il futuro dell’assistenza sanitaria” il corso Ecm di Consulcesi Club fa parte di una collana dei corsi utili “ai tempi del coronavirus” disponibili sul sito www.consulcesi.com. 

I Medici del lavoro, tutelati da C&P: “Dateci la possibilità di effettuare tamponi e test sierologici per ripartire in sicurezza”

FASE 2, A RICOMINCIARE 2,7 MILIONI DI LAVORATORI

Borrelli della Protezione Civile risponde alla lettera scritta dal network legale Consulcesi & Partners

Via libera alla possibilità di effettuare tamponi e test sierologi contro il Covid-19 sui lavoratori e ai consulti online, quando possibile. È quanto chiedono i medici competenti, anche conosciuti come medici del lavoro, ovvero quelle figure professionali che collaborano con il datore di lavoro nella valutazione dei rischi di una azienda ed effettuano la sorveglianza sanitaria dei lavoratori.  

Saranno due milioni e settecentomila gli italiani impegnati nella ripresa delle attività produttive, a partire dal 4 maggio. “Dalla prossima settimana riprenderanno regolarmente anche le visite mediche obbligatorie sui posti di lavoro. – spiega il dottor Giuliano Pesel, medico del lavoro a Trieste e tra i primi che hanno sollevato la questione – di solito queste visite vengono svolte in sessioni a cui partecipano tante persone, ed è impossibile garantire le distanze di sicurezza. Per questo abbiamo chiesto di essere dotati di mascherine e dispositivi di protezione e di poter effettuare controlli più accurati e, laddove possibile, di utilizzare la modalità di consulenza online». 

«Bisogna aggiungere inoltre – prosegue dottor Giuliano Pesel– che l’attenzione dei lavoratori che non sono in lockdown è tutta rivolta al coronavirus, e quindi sono interessati a sapere se ne sono affetti oppure no. E qui nasce un altro problema: noi non possiamo controllare se un lavoratore è affetto da Covid-19». 

«Al momento – specifica l’Avvocato Croce di Consulcesi & Partners che tutela legalmente i medici competenti –, l’accesso ai test, cosiddetti “tamponi”, è molto limitato ed esclusivo delle strutture del SSN. Attualmente, tale evenienza non è espressamente vietata, ma neanche espressamente consentita. Appare, quindi, evidente l’esigenza, per il medico competente, di avvalersi di questi strumenti, in particolari condizioni, sia a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, sia a fini di contenimento del rischio per la salute dei pazienti». 

«Se anche noi fossimo messi in grado di effettuare tamponi e test sierologici – spiega ancora il dottor Pesel – andremmo a togliere ai Medici di Medicina Generale una gran parte del peso lavorativo che devono sopportare in queste settimane. Chi lavora dovrebbe essere seguito anche dai medici aziendali, altrimenti i problemi di salute di queste persone ricadranno sempre sulla sanità pubblica. Abbiamo tante richieste di lavoratori che vogliono sottoporsi al test per il Covid-19, ma noi non siamo autorizzati a farlo, anche se saremmo in grado. Per tutti questi motivi – conclude il Dott. Pesel – abbiamo contattato Consulcesi & Partners, con il quale abbiamo sottoposto a Ministero, Regioni e Ordini le nostre istanze. Per il momento ci hanno risposto le Regioni e si è mossa anche la Protezione Civile, ma andiamo avanti». 

Tortorella: «La lezione del Covid-19 è che i medici e gli scienziati vanno ascoltati e rispettati»

Da Trump a Montagnier, lo scettro delle fake news in mano al potere

Un monito per la Fase 2: non usare gli operatori sanitari come capri espiatori, avere fiducia nella scienza e combattere infodemia e fake news

Roma, 24 aprile 2020 – «Se c’è una lezione che dobbiamo imparare dal Covid-19 è che i medici e tutti gli operatori sanitari vanno ascoltati e rispettati. Le fake news purtroppo continuano ad avvelenare i pozzi e questa è una deriva pericolosa mentre ci avviamo alla Fase 2. È ancora più pericoloso che a diffonderlo siano personalità istituzionali come è successo oggi con Donald Trump e nei giorni scorsi con il premio Nobel Luc Montaigner».

Lo afferma Massimo Tortorella, Presidente Consulcesi, network di formazione e tutela legale da sempre al fianco di medici e operatori sanitari, i quali durante questa pandemia sono giocoforza sotto i riflettori. «I medici e gli operatori sanitari, gli stessi aggrediti nei pronto soccorso, sulle ambulanze e nei reparti, sono diventati da un giorno all’altro i nuovi “supereroi”. Li abbiamo applauditi e pianto con loro e per loro mentre in centinaia perdevano la vita combattendo contro il virus. Poi, quando hanno invitato alla prudenza nel passaggio alla Fase 2, improvvisamente sono diventati gli “untori”, i propagatori del Covid-19 e sono stati messi in discussione (di nuovo). Questo avviene per una palese difficoltà nel gestire l’infodemia, a causa di una ricerca patologica di informazioni sensazionalistiche e allarmiste e senza alcun fondamento scientifico. È uno scotto che finisce per pagare poi proprio chi è in prima linea a combattere per la nostra salute».Da Consulcesi arriva dunque un monito a non usare gli operatori sanitari come capri espiatori, ad  avere fiducia nella scienza e ad avviare un salto culturale combattendo il nemico delle fake news. In tal senso, per fare chiarezza su quello che è stato e su quello che potrebbe succedere in futuro per aiutare medici e cittadini a orientarsi in una giungla di informazioni, tra evidenze scientifiche e fake news, Consulcesi ha messo in campo tutte le sue risorse per realizzare un progetto integrato sul Covid-19 che unisce arte, cultura, formazione e solidarietà. L’iniziativa prevede una collana di corsi di formazione destinati agli operatori sanitari a un ebook intitolato “Covid 19-il virus della Paura” rivolto a tutti fino a un vero e proprio docufilm.

Consulcesi, Docufilm e Libro sul Covid-19

SARANNO I MEDICI E GLI OPERATORI SANITARI A DECIDERNE IL TITOLO 

Consulcesi lancia un sondaggio su 300 mila operatori sanitari. Quattro le proposte: “Psicovid-19”; “Covid-19 – Psicosi virale”; “Covid-19 – Il virus della paura” e infine “Infodemia la paura del contagio”

Massimo Tortorella (Presidente Consulcesi): «Fondamentale che l’indirizzo arrivi da chi è in prima linea. Non sveliamo ancora l’intreccio narrativo ma il progetto formativo indagherà sui comportamenti della psiche umana e su come fake news, teorie complottiste e inclinazioni psicologiche possano segnare il rapporto medico-paziente»

Roma, 18 marzo – «Sarà chi è in prima linea a decidere il titolo del nostro progetto formativo sul Coronavirus». Lo annuncia Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, realtà leader nella tutela e nella formazione degli operatori sanitari, annunciando di aver avviato un sondaggio online. Quattro le proposte tra cui scegliere per dare il titolo al progetto formativo di Consulcesi che comprende il docufilm, il libro e il corso di formazione Ecm FAD sul coronavirus: “Psicovid-19”; “Covid-19 – Psicosi virale”; “Covid-19 – Il virus della paura” e infine “Infodemia la paura del contagio”. 

Il progetto formativo ha come obiettivo la formazione degli operatori sanitari e la creazione di un percorso virtuoso delle informazioni in rete e sui media contro le fake news, creando un modello a livello internazionale che darà particolare rilievo alla gestione psicologica del rapporto medico-paziente. «L’intreccio narrativo– spiega Tortorella – seguirà i principali aspetti messi in luce dal virus, con una particolare evoluzione sia dal punto di vista medico-scientifico che sociale seguendo l’arco temporale dall’esplosione dell’epidemia in Cina fino alla diffusione pandemica con diversi focolai nel mondo che hanno prepotentemente stravolto la vita di tutti noi. Attraverso la potenza comunicativa del cinema, sfruttando le più avanzate tecnologie come la realtà aumentata, e raggiungendo grazie alla Formazione a distanza (Fad) un vasto numero di operatori sanitari, verranno approfonditi gli aspetti psicologici legati alla paura del contagio, alla base di psicosi di massa, alimentate da fake news, teorie complottiste e inclinazioni mentali amplificate dall’uso distorto di web e social. Lo stesso intreccio narrativo è stato trasposto anche nella realizzazione del libro». 

Tortorella spiega anche il perché la scelta del titolo è stata delegata agli operatori sanitari. «Questo progetto formativo è destinato a loro, alla loro formazione e a quella dei loro colleghi in tutto il mondo. Per questo crediamo che possano indirizzarci verso la scelta più adatta per il titolo che è l’elemento fondamentale». 

Si può votare anche sui nostri canali social: 

https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:6645651721890603008/

VOTA ORA!Un progetto formativo che ha l’obiettivo di preparare gli operatori sanitari e tutta la popolazione alla…

Gepostet von Consulcesi Club am Dienstag, 17. März 2020

IL DOCUFILM – Sarà diretto dal regista Christian Marazziti, lo stesso che aveva firmato “E-bola” (e anche l’altro bestseller dei “Film Formazione” Sconnessi, rivolto al grande pubblico indagando il tema delle dipendenze da internet) e da Manuela Jael Procaccia, sceneggiatrice specializzata in produzioni medico-scientifiche. Avrà una durata stimata tra i 40/50 minuti. La narrazione alternerà interviste di approfondimento scientifico di ricercatori ed esperti a momenti di finzione cinematografica funzionali a raccontare al meglio gli eventi che stanno scandendo la cronaca di queste settimane. 

IL PROGETTO FORMATIVOCompletamente gratuito, grazie ad una modalità di fruizione semplice e veloce, il docufilm si rivolge essenzialmente agli operatori sanitari ma sarà a disposizione anche dei pazienti con percorsi ovviamente suddivisi ma anche numerose parti comuni. In particolare, assume una rilevanza notevole la comunicazioneverbale e nontra il medico ed il paziente. La metodologia didattica sarà, inoltre, valorizzata dalla realizzazione di un Paziente Virtuale attraverso il quale il discente potrà interagire con il paziente attraverso l’uso di un computer per ottenere la storia clinica, condurre un esame obiettivo e assumere decisioni diagnostiche e terapeutiche. Il Corso Fad Ecm, con il supporto scientifico dei professionisti e delle istituzioni coinvolti, tra questi gli esperti dello “Spallanzani”, si approfondirà: eziologia, epidemiologia, ciclo replicativo, patogenesi, sintomatologia, diagnosi, terapia e profilassi del virus. Il progetto formativo si avvarrà, come anticipato, dei contributi del prof. Massimo Andreoni (Direttore Scientifico SIMIT) e di Giorgio Nardone (Link Campus University – Psicoterapeuta). Proprio quest’ultimo affronterà non solo il tema della comunicazione medico-paziente ma anche delle psicosi di massa collegate a questo genere di eventi. Trattandosi di tematica di interesse nazionale per l’Educazione Continua in Medicina, la Commissione nazionale ECM ha stabilito che i corsi incentrati su questo argomento potranno erogare un numero di crediti/ora maggiore rispetto ad altri, come già avviene, ad esempio, per i vaccini o per la prevenzione delle aggressioni.

Al via il Master in Blockchain ed economia delle criptovalute

BLOCKCHAIN SEMPRE PIU’ RICHIESTA DALLE AZIENDE,

NASCONO NUOVE FIGURE PROFESSIONALI DEDICATE

Link Campus University e Consulcesi Tech e lanciano il primo MBA in Blockchain

 riconosciuto da Aja Europe

ROMA, 19 marzo – Blockchain Developer, Blockchain Engineer e Blockchain Marketing Specialist, Blockchain Legal expert, BlockChain Health Manager. Sono alcune delle nuove professioni nate con la digital transformation che ha invaso trasversalmente tanti settori produttivi dal food, ai trasporti, al giornalismo, diritto d’autore, al voto elettronico fino all’ambito legale. 

Molto richieste dalle aziende, queste nuove figure manageriali in grado di gestire le logiche e le principali sfide imposte dal mercato, sono in realtà molto difficili da trovare.

Deloitte ha condotto nel 2019 un’indagine su 1386 aziende in 12 paesi (tra cui Canada, Stati Uniti, Israele, Cina, Germania..) e l’ultimo report parla chiaro: più della metà delle aziende afferma che la tecnologia blockchain è diventata una priorità strategica per la propria organizzazione. Ma se in molti Paesi la formazione universitaria e post universitaria è già in fase avanzata, in Italia questa fa fatica a decollare. È per rispondere a questo gap che nasce il primo Master rivolto a neolaureati e professionisti che vogliono avvicinarsi al mondo Fintech, lavorare in ambito finanziario e nel mercato delle criptovalute. 

Il master MBA (link https://master.unilink.it/blockchain/) promosso da Consulcesi Tech e Link Campus University permette una formazione modulare ed in modalità e-learning, in cui è possibile scegliere i contenuti più interessanti per la propria crescita professionale. E proprio l’emergenza sanitaria legata al coronavirus di questi giorni ha messo in luce l’efficacia e la validità dell’apprendimento a distanza, che consente anche a chi lavora e ha tempo limitato di acquisire nuove expertise in maniera fluida e personalizzata, avendo a disposizione i massimi esperti on demand. 

«In un ambiente in continua e rapidissima evoluzione è necessario introdurre un nuovo approccio allo studio delle potenzialità della tecnologia Blockchain con un approfondimento multidisciplinare a livello sia tecnologico che economico» – ha dichiarato Gianluigi Pacini Battaglia, CEO di Consulcesi Tech. 

«I contenuti del Master si svolgono in modalità e-learning attraverso la piattaforma e sono disponibili sia in lingua italiana sia in quella inglese. – ha aggiunto Gustavo Mastrobuoni della Link Campus University – Il percorso del Master parte da un’ottica macroeconomica generale, per concentrarsi poi sulle  potenzialità di sviluppo della Blockchain nei settori della sicurezza, della pubblica amministrazione, dell’intelligence e degli aspetti giuridici legati alla privacy. Una seconda parte è dedicata in modo specifico agli aspetti tecnici della Blockchain, ed alla programmazione degli Smart Contracts».

Il Master in Blockchain ed Economia delle Criptovalute, con riferimento alle norme UNI EN 16234-1 e-Competence Framework (e-CF) e UNI 11621, è riconosciuto dall’ente di certificazione AJA EUROPE come funzionale per maturare le competenze utili al conseguimento della Certificazione delle Competenze professionali per i profili “Blockchain Analyst” e “Blockchain Specialist”

È il primo master al Mondo ad ottenere tale riconoscimento. La certificazione secondo tali schemi di profilo professionale, che LINK CAMPUS UNIVERSITY ha contribuito a delineare, rappresenta un riferimento professionale specifico di mercato e favorisce l’inserimento delle figure esperte di BlockChain prodotte dal Master ai massimi livelli di riconoscimento in ambito aziendale ed istituzionale.

Decreto “Cura Italia”, la guida di C&P: ecco tutti i bonus e congedi

Nuove scadenze fiscali, i crediti, bonus, permessi e congedi destinati ad imprese e lavoratori dipendenti

Roma, 20 marzo. Una manovra poderosa. Così il premier Giuseppe Conte ha definito il decreto, ribattezzato “Cura Italia”, che ha varato misure di sostegno economico per imprese, lavoratori e famiglie, e di potenziamento del servizio sanitario nazionale per far fronte all’emergenza Coronavirus. Sono tanti i provvedimenti adottati dal Governo e per i singoli cittadini non è semplice, soprattutto in questo momento di grande confusione mediatica, districarsi tra articoli e norme che si sono aggiunti tra l’altro agli altri decreti emanati nel corso dell’emergenza legata alla pandemia da Covid 19. 

Per cercare di fare chiarezza e per rispondere alle tantissime richieste arrivate nelle ultime ore, gli esperti del network legale Consulcesi & Partners hanno compilato una guida ad hoc per spiegare nel dettaglio le misure più rilevanti contenute nel decreto legge. La prima parte della guida contiene le nuove scadenze fiscali, i crediti, bonus, permessi e congedi destinati ad imprese e lavoratori dipendenti.

Sospensione adempimenti fiscali. Una parte importante della “Cura Italia” è dedicata agli oneri fiscali. Innanzitutto, è sospeso ogni adempimento fiscale che abbia una scadenza tra il giorno 8 marzo 2020 ed il 31 maggio 2020, ed è sospeso il versamento delle ritenute d’acconto dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria. In entrambi i casi i pagamenti sospesi potranno essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di maggio 2020. Sono sospesi anche i termini relativi ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria dovuti dai datori di lavoro domestico in scadenza nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 31 maggio 2020. Inoltre, dal 23 febbraio 2020 e sino al 1° giugno 2020 il decorso dei termini di decadenza relativi alle prestazioni previdenziali, assistenziali e assicurative erogate dall’INPS e dall’INAIL è sospeso di diritto.

Congedi, indennità e permessi. Per quanto riguarda invece i congedi e le indennità per i lavoratori dipendenti del settore privato, lavoratori iscritti in via esclusiva alla Gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e lavoratori autonomi iscritti all’INPS , a decorrere dal 5 marzo 2020, e per un periodo continuativo o frazionato comunque non superiore a quindici giorni, i genitori hanno diritto a fruire per i figli di età non superiore ai 12 anni, di uno specifico congedo, per il quale è riconosciuta una indennità pari al 50 per cento della retribuzione. Congedo riconosciuto alternativamente ad entrambi i genitori, per un totale complessivo di quindici giorni. Per i genitori lavoratori dipendenti del settore privato con figli minori, di età compresa tra i 12 e i 16 anni, è consentito astenersi dal lavoro, a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa o che non vi sia genitore non lavoratore, per il periodo di sospensione dei servizi educativi, senza corresponsione di indennità né riconoscimento di contribuzione figurativa, con divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro. Inoltre, è prevista la possibilità di scegliere la corresponsione di un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting nel limite massimo complessivo di 600 euro, da utilizzare per le prestazioni realmente effettuate. Il congedo, l’indennità e il bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting sono validi anche per i lavoratori dipendenti del settore pubblico, e per i dipendenti del settore sanitario pubblico (secondo le indicazioni previste dalle rispettive amministrazioni) e privato accreditato. Per quest’ultimi è previsto inoltre che il voucher sia aumentato da 600 fino ad un massimo di 1000 euro.

È stato anche aumentato il numero di permessi retribuiti per la legge 104 fino ad un massimo di dodici giornate per i mesi di marzo e aprile 2020. Ai titolari di redditi di lavoro dipendente che possiedono un reddito complessivo di importo non superiore a 40.000 euro spetta invece un premio, per il mese di marzo 2020, che non concorre alla formazione del reddito, pari a 100 euro da rapportare al numero di giorni di lavoro svolti nella propria sede di lavoro nel predetto mese. 

Quarantena come malattia. Per i lavoratori del settore privato il periodo trascorso in quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico previsto dalla normativa di riferimento e non è computabile ai fini del periodo di comporto.

Lavoro agile. Ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie, per i quali residui una ridotta capacità lavorativa, è riconosciuta la possibilità del lavoro agile. I datori di lavoro sono tenuti ad autorizzare questa modalità ai lavoratori dipendenti che abbiano nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità ospitata in centri riabilitativi chiusi dal provvedimento.  Qualora il familiare con disabilità sia un minore, la modalità di lavoro agile non può essere rifiutata, salvo che questo sia incompatibile con le caratteristiche dell’impresa.

Supporto al credito per imprese. Ai soggetti esercenti attività d’impresa è riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 60% dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1. Per incentivare la sanificazione degli ambienti di lavoro, quale misura di contenimento del contagio del Covid 19, ai soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione è riconosciuto, per il periodo d’imposta 2020, un credito d’imposta nella misura del 50 per cento delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro fino ad un massimo di 20.000 euro. Il credito d’imposta è riconosciuto fino all’esaurimento dell’importo massimo di 50 milioni di euro per l’anno 2020.

Gli esperti di Consulcesi & Partners hanno analizzato anche i provvedimenti individuati per rafforzare il servizio sanitario nazionale in modo da affrontare l’emergenza da Covid-19 e garantire allo stesso tempo i livelli essenziali di assistenza, e le nuove disposizioni per permettere ai lavoratori di svolgere il proprio lavoro in totale sicurezza.

Incremento del personale sanitario. In particolare, alle Asl e agli enti sanitari sarà data la possibilità, ove non sia possibile reclutare nuovo personale, di trattenere in servizio il personale sanitario che avrebbe già maturato i requisiti per la pensione. Inoltre, sarà concessa una deroga alle norme in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie per consentire l’esercizio temporaneo della professione sul territorio nazionale anche a tutti coloro che hanno ottenuto la qualifica in un Paese dell’Unione Europea o in un Paese terzo.

Sorveglianza sanitaria. Questa norma estende anche ai lavoratori occupati nei settori delle imprese, che risultano impegnate nella produzione e distribuzione di farmaci, dispositivi medici e diagnostici, la regola già prevista per gli operatori sanitari, a cui non si applica la misura della quarantena con sorveglianza attiva, anche nel caso in cui abbiamo avuto contatti stretti con soggetti positivi al Covid 19.

Produzione mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale. Per ovviare alla carenza di mascherine chirurgiche, è consentita la produzione, importazione ed immissione in commercio di mascherine, anche in deroga alle disposizioni previste dall’ordinamento, fatta salva però l’autocertificazione, sotto la responsabilità dei soggetti suindicati, che il prodotto è conforme agli standard di sicurezza previsti dalla legge. Per i lavoratori è inoltre consentito l’utilizzo di mascherine reperibili in commercio quali strumenti di protezione, e per quella individuale, l’uso delle mascherine anche se prive del marchio CE.

Il Telefono Rosso Anti-Agressioni di Consulcesi attivo anche per il Coronavirus

MEDICI E OPERATORI SANITARI PAGANO LE CONSEGUENZE PIU’ GRAVI. TORTORELLA: «NON SOLO SOSTEGNO PSICOLOGICO, PRONTI AD INIZIATIVE LEGALI»

Dopo il suicidio di una infermiera a Venezia e l’escalation di contagi tra i professionisti sanitari, appello ad Ordini, istituzioni e Società Scientifiche: «Facciamo rete per tutelare chi è in prima linea: in campo una task force per evitare altre tragedie»

La linea dedicata che risponde al numero 800.620.525

Roma, 19 marzo 2020 – «In quest’emergenza sanitaria senza precedenti, a pagarne le spese sono soprattutto i medici e gli operatori sanitari, che svolgono il loro lavoro senza sosta. Ora stanno affrontando con coraggio la situazione, in molti anche a costo della vita, ma non vanno sottovalutate le devastanti conseguenze psicologiche e non solo di questa situazione, nell’immediato e nel futuro».  Lo dichiara Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi, a commento dell’ultima notizia di cronaca che coinvolge un’infermiera di Venezia che lavorava al reparto di terapia intensiva che non ce l’ha fatta e si è tolta la vita dopo aver appreso di essere stata contagiata. Ed è per dare un sostegno ai medici e agli operatori sanitari che Consulcesi, realtà da sempre tutela la categoria, ha attivato il Telefono Rosso per accogliere segnalazioni e denunce sulla gestione dei presidi di sicurezza per l’emergenza per il Coronavirus. Già operativo per la gestione delle aggressioni ai sanitari, – la linea dedicata che risponde al numero 800.620.525 – rappresenta un primo sportello di ascolto e di indirizzo per assistenza legale dedicato a tutti gli operatori sanitari impegnati su diversi fronti, a combattere l’emergenza causata dal Covid-19. «È nella nostra natura e nella nostra storia essere al fianco degli operatori sanitari – commenta Tortorella – ed anche in questo delicato momento ci siamo: per supportarli, sostenerli e anche per promuovere iniziative tese a tutelarli con diffide, esposti e tutto quanto sia necessario affinché possano continuare ad essere in prima linea ma a patto di lavorare in condizioni di massima sicurezza possibile e con dispositivi di sicurezza adeguati alla situazione. Ci stiamo attivando – anticipa il presidente di Consulcesi – per avviare una vera e propria task force di esperti con Ordini, Istituzioni e Società Scientifiche per fare rete e affrontare insieme l’emergenza».  

Ad oggi, sono 2.629 i medici contagiati come sottolinea FNOMCeO, anche per cause non riconducibili direttamente al coronavirus perché il tampone non viene effettuato. I medici sono arrabbiati, esasperati da questo stillicidio di brutte notizie, spaventati dall’escalation di contagi e si sentono dimenticati, poco considerati anche l’ultimo Decreto legge sull’emergenza coronavirus, come ha evidenziato anche il Presidente Filippo Anelli.

Roberto, il medico di Cosenza “eroe” in Eritrea

Ha salvato centinaia di eritrei dalle morti per insufficienza renale e formato una equipe di medici, con il sostegno di Consulcesi Onlus.
Realizzata la prima dialisi ad Alta efficienza nella storia dell’Eritrea.
Il dottor Pititto:“L’Africa mi ha dato più di quello che ci ho messo io”.

Roberto è un medico, ha 63 anni, una famiglia e due figli. Vive a Paola in provincia di Cosenza e lavora al Centro di dialisi dell’ASP locale. In Eritrea, Roberto è considerato un eroe dalle autorità sanitarie, perché in 15 anni di attività volontaria, ha salvato migliaia di pazienti e ricevuto un riconoscimento dal Ministro della salute e dall’Ambasciatore italiano per aver esportato la cura salva-vita della dialisi in Eritrea, laddove prima la gente moriva per insufficienza renale. Roberto è uno dei fondatori dell’Associazione Medici Volontari (As.Me.V.) della Calabria che con il sostegno di Consulcesi Onlus ha contribuito a costruire due centri dialisi attivi, all’Orotta Hospital e al Sembel Hospital, con 8 posti reni l’uno e 30 macchine, ed è pronto un terzo centro con 4 posti, a febbraio.

Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita: la formazione ai medici.

Nel 2005 l’Associazione Medici Volontari (As.Me.V.) Calabria entra in contatto con il Ministro della salute locale, in Eritrea non esistevano centri di dialisi e la gente moriva o era costretta ad emigrare in altri Paesi. Da quel primo incontro nasce il programma di aiuto per istituire la dialisi pubblica e gratuita e trasportare i primi macchinari, che grazie agli aiuti umanitari come Consulcesi Onlus, diventano nel tempo più strutturati. Non solo macchine, il progetto portato avanti dal Dottor Pititto e da un intero team guidato dallo specialista in apparecchiature per emodialisi Francesco Zappone ha previsto un programma di formazione che ha formato decine di medici e infermieri locali. “In emergenza, i medici eritrei ora sono diventati più bravi di me – commenta il dottor Pititto – anche perché in Africa lavorano in condizioni diverse e di maggiore libertà, – e aggiunge “in Italia noi medici non dobbiamo difenderci dalle malattie, ma dagli avvocati” facendo cenno al problema della medicina difensiva che preoccupa i professionisti italiani.Il problema in cifre. In Italia, i pazienti nefropatici sono 1 ogni 1000 abitanti e si contano più di 50 mila casi, quindi una stima dei malati in Eritrea potrebbe essere, in futuro, di circa tremila pazienti. I centri di dialisi sono riusciti a trattare centinaia di pazienti cronici dializzati e tantissimi acuti, ormai guariti, ma tanti sono ancora senza cure. Per questo il sostegno di realtà come Consulcesi Onlus sono necessarie per sostenere queste attività. “L’aver conosciuto Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi Onlus – è stato un punto di svolta, senza il grande aiuto suo e della sua azienda, gran parte del lavoro non sarebbe stato possibile.”

Dialisi ad Alta Efficienza (HDF). Nella missione di novembre e dicembre 2019, Francesco Zappone,  oltre alla continua formazione dei tecnici dei centri Dialisi, con la manutenzione e riparazione dei reni artificiali ha installato due nuove apparecchiature di ultima generazione, che permettono di poter effettuare terapie dialitiche cosiddette ad Alta Efficienza (HDF), tanto è vero che possiamo considerare la data del 3 dicembre 2019 un’altra data storica per l’Eritrea, in quanto è stata effettuata la prima dialisi ad Alta Efficienza (HDF) su paziente. Francesco ha istruito Infermieri e Medici dei due centri sull’utilizzo di queste nuove apparecchiature, con risultati molto soddisfacenti, tanto che le due nuove macchine stanno continuando a lavorare anche dopo il suo rientro in Italia.

Emigrazione di ritorno. Grazie al suo lavoro di medico volontario ha contributo a generare un piccolo fenomeno di migrazione al contrario. Come Abasi, il ragazzo eritreo volato a Milano per poter curare la sua insufficienza renale, che è ritornato a vivere nel suo paese perché ora il centro di dialisi aperto dal dott. Pititto può sostenere le sue cure. 

Un impegno di vita. Roberto almeno tre volte l’anno vola in Eritrea, spesso a sue spese, per portare avanti il progetto umanitario. L’intera famiglia è coinvolta nei viaggi. La moglie, logopedista, lo accompagna per dare una mano e in più, sostiene anche il reparto di neuropsichiatria infantile con le sue competenze. “Gli africani mi insegnano a vivere il presente senza preoccupazioni del futuro, sorridono più di noi anche se vivono in condizioni di estremo disagio – afferma Roberto Pititto –  L’Africa mi ha dato più di quello che ci ho messo io, in Eritrea ci sono andato a ‘guadagnare’ in termini di rapporti umani, per la soddisfazione delle vite salvate e per la gioia di avere potuto dare conoscenza.”