Fase 2, così cambia il lavoro dei medici: corsi di aggiornamento per gestire il coronavirus

Il Covid-19 ha modificato l’attività sanitaria in ogni ambito: dalla più complessa operazione chirurgica alla semplice visita di controllo 

Nell’emergenza sanitaria causata dal coronavirus, la vita dei cittadini è cambiata radicalmente. Ma c’è una categoria di lavoratori che ha vissuto, e continua a vivere da vicino, gli effetti del Covid-19. Si tratta dei medici, da subito in prima linea. E, nella Fase 2 iniziata il 4 maggio, è indispensabile un continuo aggiornamento professionale per la gestione della malattia. Il coronavirus ha infatti modificato l’attività sanitaria in ogni ambito: dalla più complessa operazione chirurgica alla semplice visita di controllo. Proprio per venire incontro a queste nuove necessità, la società Consulcesi ha realizzato una serie di corsi di aggiornamento professionale per i medici (obbligatori per legge denominati ECM ) proprio sul Covid-19. La collana di corsi Consulcesi rappresenta uno strumento di formazione a disposizione dei professionisti sanitari per affrontare la pandemia ed i suoi effetti. La collana fa parte di un progetto formativo integrato che unisce arte, solidarietà e formazione, a partire dal docufilm “Covid-19, il virus della paura”: i contenuti scientifici sono stati curati da esperti come Massimo Andreoni, direttore della UOC Malattie infettive del Policlinico Tor Vergata di Roma e Giorgio Nardone, psichiatra esperto di psicosi. “Dovremo convivere con il coronavirus per molto tempo – ha dichiarato Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi -, quindi le competenze mediche delle diverse professioni sanitarie, dai medici di base ai pediatri e agli infermieri, se opportunamente formati, diventano un primo filtro necessario per il riconoscimento dei casi e un più attento monitoraggio della situazione. In questo momento la formazione è la pedina vincente per uscire dalla Fase 2″.

Alcuni corsi sono già disponibili. Il primo titolo è “Covid-19, l’esperienza cinese: prevenzione, diagnosi e trattamento” realizzato in collaborazione con Operation Smile e basato sui documenti prodotti dalla Facoltà di Medicina dell’Università di Zhejiang (Cina), Il secondo corso di cui i medici possono già usufruire è “Covid- 19 e la tutela dei lavoratori. Protocolli e procedure di sicurezza nelle strutture sanitarie” ed offre informazioni fondamentali per la riapertura in sicurezza dei lavoratori nelle strutture sanitarie. Tra gli altri temi affrontati dai corsi le allergie, l’ipocondria, la comunicazione a distanza medico-paziente, il diabete. 

Privacy dei pazienti, rischio maxi multe per i medici

In Italia primato europeo di sanzioni, gli errori più comuni degli studi medici

I consigli di C&P per essere in regola con le normative europee  

App, messaggi e videochiamate piacciono a medici e pazienti: creano un rapporto diretto, riducono i tempi d’attesa e cancellano la burocrazia. Ne abbiamo avuto dimostrazione durante la quarantena, con un’impennata di webinar, consulti telefonici e online. Ma attenzione, senza le dovute cautele, si può compromettere un bene prezioso, il cui valore è ancora sottovalutato: i dati personali e sanitari del paziente

L’allarme arriva da Consulcesi & Partners network legale a tutela degli operatori sanitari. «Il rischio per i professionisti sanitari è molto alto perché loro sono i depositari dei cosiddetti dati sensibili che secondo il Regolamento generale per la protezione dei dati GPDR sono sottoposti a tutela particolarmente severa. In caso di errato trattamento dei dati, le sanzioni potrebbero arrivare fino 20 milioni di euro o, se superiore, fino al 4% del fatturato globale. Ora, – ci tiene a precisare C&P – tale importo è la previsione massima e difficilmente si arriverà a tali cifre per un singolo medico, ma sicuramente l’Autorità Garante potrà disporre sanzioni di diverse migliaia di euro. (il rapporto Federprivacy, stima una media di 145 mila euro in sanzioni1). A questo, si aggiunge il rischio che il paziente possa proporre un’azione per richiedere il risarcimento dei danni. E non escluso che gli Ordini possano conseguentemente disporre provvedimenti disciplinari» sostiene Ciro Galiano, avvocato consulente di Consulcesi & Partners esperto in privacy e digitale.

Gli strumenti di comunicazione istantanea hanno migliorato il rapporto medico-paziente e rappresentano il futuro della medicina ma possono compromettere sia la tutela della privacy del cliente che il principio deontologico relativo alla segretezza professionale, descritto nel giuramento di Ippocrate. Con il digitale entra in campo un soggetto terzo, cioè l’azienda fornitore del servizio nel quale i termini del trattamento dei dati non sono sempre trasparenti, soprattutto se si tratta di piattaforme gratuite. 

Secondo l’analisi dell’Osservatorio Federprivacy, l’Italia ha il primato europeo di sanzioni su 410 milioni di multe in Europa nel 2019. Riguardo alle infrazioni più spesso sanzionate, nel 44% dei casi si è trattato di trattamento illecito di dati, nel 18% dei procedimenti sono state riscontrate insufficienti misure di sicurezza. Altre sanzioni sono state determinate dalla omessa o inidonea informativa (9%) o dal mancato rispetto dei diritti degli interessati (13%). 

Sesso, età, religione, così come i dati sanitari rientrano nei dati sensibili (la terminologia attuale è particolari) e vanno tutelati. Ad esempio, i dati di WhatsApp sono di proprietà di Facebook e vengono memorizzati sui server al di fuori dell’Unione europea, il che risulta in contrasto con le norme sul trattamento dei dati in vigore da maggio 2018. Come si è visto, il GDPR su questo punto non transige: il paziente va informato e i suoi diritti vanno agevolati nella maniera più efficace possibile.

C&P offre alcuni consigli che i medici possono seguire per tutelare la privacy dei pazienti: ad esempio, se il medico ha introdotto nuovi sistemi di comunicazione, prima di utilizzarli deve applicare una nuova informativa per la tutela dei dati e aggiornare i documenti relativi alla gestione della privacy e del necessario consenso informato. 

Inoltre, verificare se i software informatici utilizzati sono a norma, nonché controllare il sistema di protezione antivirus e dei programmi, ma soprattutto di verificare l’adeguatezza della documentazione rilasciata al cliente (con riferimento al trattamento dei dati e del consenso informato). In linea con un recente analisi sul British Medical Journal2, C&P propone l’utilizzo di app di messaggistica istantanea appositamente dedicate. Inoltre, sarebbe buona prassi che i medici che vogliano utilizzare i social media facciano attenzione nel dare consigli tramite social, che abbiano una gestione attenta delle opzioni di privacy delle piattaforme e ne leggano attentamente i termini contrattuali. 

Il Telefono Rosso Anti-Agressioni di Consulcesi attivo anche per il Coronavirus

MEDICI E OPERATORI SANITARI PAGANO LE CONSEGUENZE PIU’ GRAVI. TORTORELLA: «NON SOLO SOSTEGNO PSICOLOGICO, PRONTI AD INIZIATIVE LEGALI»

Dopo il suicidio di una infermiera a Venezia e l’escalation di contagi tra i professionisti sanitari, appello ad Ordini, istituzioni e Società Scientifiche: «Facciamo rete per tutelare chi è in prima linea: in campo una task force per evitare altre tragedie»

La linea dedicata che risponde al numero 800.620.525

Roma, 19 marzo 2020 – «In quest’emergenza sanitaria senza precedenti, a pagarne le spese sono soprattutto i medici e gli operatori sanitari, che svolgono il loro lavoro senza sosta. Ora stanno affrontando con coraggio la situazione, in molti anche a costo della vita, ma non vanno sottovalutate le devastanti conseguenze psicologiche e non solo di questa situazione, nell’immediato e nel futuro».  Lo dichiara Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi, a commento dell’ultima notizia di cronaca che coinvolge un’infermiera di Venezia che lavorava al reparto di terapia intensiva che non ce l’ha fatta e si è tolta la vita dopo aver appreso di essere stata contagiata. Ed è per dare un sostegno ai medici e agli operatori sanitari che Consulcesi, realtà da sempre tutela la categoria, ha attivato il Telefono Rosso per accogliere segnalazioni e denunce sulla gestione dei presidi di sicurezza per l’emergenza per il Coronavirus. Già operativo per la gestione delle aggressioni ai sanitari, – la linea dedicata che risponde al numero 800.620.525 – rappresenta un primo sportello di ascolto e di indirizzo per assistenza legale dedicato a tutti gli operatori sanitari impegnati su diversi fronti, a combattere l’emergenza causata dal Covid-19. «È nella nostra natura e nella nostra storia essere al fianco degli operatori sanitari – commenta Tortorella – ed anche in questo delicato momento ci siamo: per supportarli, sostenerli e anche per promuovere iniziative tese a tutelarli con diffide, esposti e tutto quanto sia necessario affinché possano continuare ad essere in prima linea ma a patto di lavorare in condizioni di massima sicurezza possibile e con dispositivi di sicurezza adeguati alla situazione. Ci stiamo attivando – anticipa il presidente di Consulcesi – per avviare una vera e propria task force di esperti con Ordini, Istituzioni e Società Scientifiche per fare rete e affrontare insieme l’emergenza».  

Ad oggi, sono 2.629 i medici contagiati come sottolinea FNOMCeO, anche per cause non riconducibili direttamente al coronavirus perché il tampone non viene effettuato. I medici sono arrabbiati, esasperati da questo stillicidio di brutte notizie, spaventati dall’escalation di contagi e si sentono dimenticati, poco considerati anche l’ultimo Decreto legge sull’emergenza coronavirus, come ha evidenziato anche il Presidente Filippo Anelli.

Roberto, il medico di Cosenza “eroe” in Eritrea

Ha salvato centinaia di eritrei dalle morti per insufficienza renale e formato una equipe di medici, con il sostegno di Consulcesi Onlus.
Realizzata la prima dialisi ad Alta efficienza nella storia dell’Eritrea.
Il dottor Pititto:“L’Africa mi ha dato più di quello che ci ho messo io”.

Roberto è un medico, ha 63 anni, una famiglia e due figli. Vive a Paola in provincia di Cosenza e lavora al Centro di dialisi dell’ASP locale. In Eritrea, Roberto è considerato un eroe dalle autorità sanitarie, perché in 15 anni di attività volontaria, ha salvato migliaia di pazienti e ricevuto un riconoscimento dal Ministro della salute e dall’Ambasciatore italiano per aver esportato la cura salva-vita della dialisi in Eritrea, laddove prima la gente moriva per insufficienza renale. Roberto è uno dei fondatori dell’Associazione Medici Volontari (As.Me.V.) della Calabria che con il sostegno di Consulcesi Onlus ha contribuito a costruire due centri dialisi attivi, all’Orotta Hospital e al Sembel Hospital, con 8 posti reni l’uno e 30 macchine, ed è pronto un terzo centro con 4 posti, a febbraio.

Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita: la formazione ai medici.

Nel 2005 l’Associazione Medici Volontari (As.Me.V.) Calabria entra in contatto con il Ministro della salute locale, in Eritrea non esistevano centri di dialisi e la gente moriva o era costretta ad emigrare in altri Paesi. Da quel primo incontro nasce il programma di aiuto per istituire la dialisi pubblica e gratuita e trasportare i primi macchinari, che grazie agli aiuti umanitari come Consulcesi Onlus, diventano nel tempo più strutturati. Non solo macchine, il progetto portato avanti dal Dottor Pititto e da un intero team guidato dallo specialista in apparecchiature per emodialisi Francesco Zappone ha previsto un programma di formazione che ha formato decine di medici e infermieri locali. “In emergenza, i medici eritrei ora sono diventati più bravi di me – commenta il dottor Pititto – anche perché in Africa lavorano in condizioni diverse e di maggiore libertà, – e aggiunge “in Italia noi medici non dobbiamo difenderci dalle malattie, ma dagli avvocati” facendo cenno al problema della medicina difensiva che preoccupa i professionisti italiani.Il problema in cifre. In Italia, i pazienti nefropatici sono 1 ogni 1000 abitanti e si contano più di 50 mila casi, quindi una stima dei malati in Eritrea potrebbe essere, in futuro, di circa tremila pazienti. I centri di dialisi sono riusciti a trattare centinaia di pazienti cronici dializzati e tantissimi acuti, ormai guariti, ma tanti sono ancora senza cure. Per questo il sostegno di realtà come Consulcesi Onlus sono necessarie per sostenere queste attività. “L’aver conosciuto Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi Onlus – è stato un punto di svolta, senza il grande aiuto suo e della sua azienda, gran parte del lavoro non sarebbe stato possibile.”

Dialisi ad Alta Efficienza (HDF). Nella missione di novembre e dicembre 2019, Francesco Zappone,  oltre alla continua formazione dei tecnici dei centri Dialisi, con la manutenzione e riparazione dei reni artificiali ha installato due nuove apparecchiature di ultima generazione, che permettono di poter effettuare terapie dialitiche cosiddette ad Alta Efficienza (HDF), tanto è vero che possiamo considerare la data del 3 dicembre 2019 un’altra data storica per l’Eritrea, in quanto è stata effettuata la prima dialisi ad Alta Efficienza (HDF) su paziente. Francesco ha istruito Infermieri e Medici dei due centri sull’utilizzo di queste nuove apparecchiature, con risultati molto soddisfacenti, tanto che le due nuove macchine stanno continuando a lavorare anche dopo il suo rientro in Italia.

Emigrazione di ritorno. Grazie al suo lavoro di medico volontario ha contributo a generare un piccolo fenomeno di migrazione al contrario. Come Abasi, il ragazzo eritreo volato a Milano per poter curare la sua insufficienza renale, che è ritornato a vivere nel suo paese perché ora il centro di dialisi aperto dal dott. Pititto può sostenere le sue cure. 

Un impegno di vita. Roberto almeno tre volte l’anno vola in Eritrea, spesso a sue spese, per portare avanti il progetto umanitario. L’intera famiglia è coinvolta nei viaggi. La moglie, logopedista, lo accompagna per dare una mano e in più, sostiene anche il reparto di neuropsichiatria infantile con le sue competenze. “Gli africani mi insegnano a vivere il presente senza preoccupazioni del futuro, sorridono più di noi anche se vivono in condizioni di estremo disagio – afferma Roberto Pititto –  L’Africa mi ha dato più di quello che ci ho messo io, in Eritrea ci sono andato a ‘guadagnare’ in termini di rapporti umani, per la soddisfazione delle vite salvate e per la gioia di avere potuto dare conoscenza.”

Manovra, indennizzo per ex specializzandi: coperture dai risparmi della medicina difensiva

Presentati due subemendamenti per chiudere il contenzioso generato dalla tardiva applicazione delle direttive Ue per la formazione post laurea dei medici specialisti: rimborsi forfettari di 8 e 15mila euro annui. 

Il Senatore Antonio De Poli (primo firmatario): «Il Governo riconosca il percorso fatto dai professionisti» Massimo Tortorella (Presidente Consulcesi): «Soluzione di buon senso per i medici penalizzati ma anche per recuperare fondi da investire nel sistema salute. Importante ora non perdere il diritto al rimborso avviando il ricorso». 

La lunga vertenza dei medici ex specializzandi entra nella Manovra economica 2020. Due subemendamenti (n.55.0.2000 all’Atto Senato 1586, articolo 55 dopo il “capoverso articolo 55 bis”) propongono infatti la soluzione transattiva su cui si dibatte da tempo per porre fine al contenzioso che sta vedendo da anni lo Stato soccombere di fronte ai ricorsi presentati dai medici che tra il 1978 ed il 2006 non hanno ricevuto l’adeguata remunerazione durante la scuola di specializzazione sebbene questo fosse previsto da precise direttive europee (75/362/CEE, del Consiglio, del 16 giugno 1975, 75/363/CEE del Consiglio, del 16 giugno 1975, e 82/76/CEE del Consiglio, del 26 gennaio 1982). La platea degli interessanti dalla vicenda è di circa 118mila medici. 

Attraverso le azioni collettive promosse in questi anni, il network legale Consulcesi ha fatto riconoscere oltre 500milioni di euro ai suoi assistiti con la prospettiva di un esborso miliardario per le casse pubbliche. Solo negli ultimi mesi, per effetto delle ultime sentenze, Consulcesi ha consentito ad oltre 400 professionisti di ottenere rimborsi per un valore complessivo superiore ai 10milioni di euro. 

I provvedimenti presentati in Senato vedono il senatore Antonio De Poli come primo firmatario, ai quali si sono aggiunti i colleghi Antonio Saccone, Gilberto Picchetto Fratin, Dario Damiani, Massimo Ferro e  Raffaele Fantetti. Viene proposto un indennizzo di 8mila euro per ogni annualità del corso a quanti si sono immatricolati tra il 1978 ed il 1992 e di 15mila euro per gli specializzandi del periodo 93-2006. Alla remunerazione, a titolo fortettario, verrà inoltre aggiunta la rivalutazione monetaria decorrente dall’8 agosto 1991 alla data di entrata in vigore della presente legge, nonché gli interessi compensativi al tasso legale medio tempore maturati sulle somme rivalutate anno per anno. 

Riguardo la copertura, nei subemendamenti si legge che: “si può attingere al risparmio previsto sui costi annuali della medicina difensiva c.d. “positiva”, stimati in 10 miliardi di euro, pari allo 0,75% del Prodotto Interno Lordo, dalla Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali, istituita con deliberazione della Camera dei deputati del 5 novembre 2008 e dall’AgeNaS – Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, in conseguenza della entrata in vigore della Legge 8 marzo 2017, n. 24, disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 64 del 17 marzo 2017”. «Siamo di fronte ad una grande ingiustizia – commenta il senatore Antonio De Poli -. I due subemendamenti presentati riguardano proprio questo aspetto: il riconoscimento del percorso fatto come specializzandi e l’aspetto economico. Ci auguriamo che questa volta il Governo ci ascolti e finalmente lo Stato italiano riconosca il diritto di migliaia di medici». «La questione ora è ad appannaggio dei Tribunali, ma è corretto che il Parlamento si riappropri del suo ruolo. La soluzione transattiva, già proposta da diversi Ddl in maniera bipartisan e ora inserita in Manovra, consentirebbe ai medici penalizzati di veder riconosciuto il loro diritto – afferma il Presidente di Consulcesi, Massimo Tortorella -. Ne gioverebbe anche lo Stato ed il Sistema Salute con un concreto risparmio di fondi che potrebbero essere reinvestiti proprio nella sanità pubblica, a vantaggio di operatori e pazienti. Abbiamo anche sensibilizzato Bruxelles sul tema, l’abbiamo portata all’attenzione del Parlamento europeo da cui è arrivato uno sprone al Governo a chiudere la vertenza. Questo sta per accadere ed è importante che ora i medici che non lo hanno ancora fatto formalizzino il ricorso per ottenere l’indennizzo». Per ottenere le informazioni ed il supporto legale, è possibile andare sul sito Consulcesi www.consulcesi.com oppure contattare il numero verde 800.122.777. 

Ecm medici verso la riforma, entra anche cannabis

Fnomceo, è una garanzia per la salute. Massimo Tortorella: «Il cambiamento non può prescindere dal contributo dei Provider: siano rappresentati nel gruppo di lavoro della Commissione Ecm» 

Il sistema per l’Educazione continua in Medicina (Ecm) va rivisto e serve una riforma, da scrivere entro un anno. Lo ha stabilito la Commissione nazionale per l’Ecm, di cui è presidente il ministro della Salute Speranza, a vent’anni dalla sua istituzione. Tra le novità, l’inserimento della formazione sull’utilizzo della cannabis terapeutica nella gestione del dolore e l’accreditamento dei percorsi multidisciplinari di sperimentazione clinica dei medicinali, nei quali sia data rilevanza alla medicina di genere e all’età pediatrica. Il sistema Ecm è previsto per consentire agli operatori sanitari di essere aggiornati sia in relazione ai risultati delle ricerche più recenti sulle diverse patologie, sulle nuove terapie, le innovazioni cliniche, che sugli scenari in Sanità aperti per esempio dall’intelligenza artificiale. La Commissione ha istituito un gruppo di lavoro per la revisione e la valorizzazione del sistema della formazione continua. La formazione continua dei professionisti della salute è “una garanzia per la salute del cittadino e per la qualità del sistema di cure” e “con l’istituzione di questo Gruppo di lavoro, la si vuol valorizzare”. Così Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), in merito all’istituzione di un gruppo di lavoro per la revisione del sistema della formazione continua in medicina. Istituito dalla Commissione nazionale per l’Educazione continua in Medicina, il Gruppo di lavoro scriverà le regole dell’aggiornamento per i prossimi anni. L’obiettivo è, spiega Anelli, “intercettare i fabbisogni di formazione di tutte le componenti delle professioni oggi esistenti: penso ai professori universitari e ai ricercatori, e delle nuove professioni. E adeguandola alle esigenze del Servizio sanitario nazionale, che deve fare i conti con i nuovi scenari legati, ad esempio, all’intelligenza artificiale, alle inedite frontiere della bioetica, alla cronicità e, non ultima, alla multidisciplinarietà e al lavoro in equipe”. “Il Gruppo di Lavoro nasce dal fatto che il sistema nazionale Ecm è ormai datato, quindi bisogna revisionarlo – continua il segretario della Fnomceo, Roberto Monaco -. Questo comporta che la multiprofessionalità, che già utilizziamo nel lavoro quotidiano, venga portata a sistema, includendo anche i nuovi Ordini istituiti con la Legge 3/2018”. 

«La riforma dell’ECM annunciata dalla Commissione Nazionale è una grande opportunità per il sistema salute italiano: ora sarà importante che questo processo sia orientato verso la qualità dei corsi, la Formazione a Distanza (FAD) e le straordinarie potenzialità dell’innovazione tecnologica. Sarà, inoltre, fondamentale che in questo processo anche i Provider partecipino attivamente al cambiamento». Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, realtà di riferimento per oltre 100mila medici e operatori sanitari, plaude al nuovo indirizzo dato all’aggiornamento continuo dal Ministro alla Salute Roberto Speranza, il Presidente della FNOMCeO Filippo Anelli e condiviso da tutti gli Ordini. Una riforma, annunciata a ridosso dell’imminente scadenza del triennio formativo, e chiesta a gran voce per risolvere le palesi criticità del sistema, evidenziate dai dati, e penalizzanti in termini di sanzioni e difficoltà di trovare coperture assicurative. «La nostra esperienza diretta sul campo, il programma formativo che stiamo portando avanti da anni rispondendo alle esigenze della classe medico-sanitaria, conferma che quella intrapresa dalla Commissione Nazionale ECM è la strada giusta: il futuro di questo settore – commenta Tortorella – è corretto ricercarlo nella formazione di qualità, con la massima attenzione a fornire contenuti che arrivano dalle più recenti ricerche scientifiche nazionali e internazionali. Un ruolo fondamentale lo gioca inoltre la tecnologia, indispensabile per far continuare a crescere la Formazione a Distanza e per proporre un aggiornamento rispondente alle reali necessità dei professionisti. Sono proprio i medici che orientandosi tra i nostri 200 corsi manifestano la volontà di aggiornare le loro competenze con le modalità innovative di una e-learning che permetta di confrontarsi con il “Paziente virtuale” o simuli situazioni immersive grazie alla realtà aumentata». Consulcesi mette in evidenza anche gli aspetti economici della riforma. «Ci auguriamo che vengano destinate ancora maggiori risorse all’aggiornamento professionale, magari anche attraverso il Patto per la Salute, perché non dimentichiamo che questo comparto ha un indotto di oltre 100mila addetti. A tal proposito – afferma Tortorella – la riforma rischierebbe di essere monca se venisse meno il contributo dei Provider che andrebbero coinvolti nei tavoli di lavoro con una vera rappresentanza nella Commissione ECM». 

Ludopatia: 1,3 milioni di malati, come curarla?

Consulcesi Club e il dottor Stefano Lagona, psicologo e psicoterapeuta specializzato nel trattamento delle tossicodipendenze e delle nuove dipendenze, lanciano il corso ECM FAD “Ludopatia: strategie ed interventi per il trattamento”

La video-presentazione del corso: https://www.youtube.com/watch?v=3KVbCB9W2S4&feature=youtu.be

Un aumento del 6% rispetto all’anno precedente, per un volume totale di denaro giocato di 101,8 miliardi di euro. Solo 3 anni prima la cifra non superava gli 84,3 miliardi di euro. Sono questi gli ultimi dati disponibili in tema di gioco d’azzardo in Italia, diffusi dal “Libro Blu”, pubblicazione annuale che riporta i dati principali sul mercato del gioco d’azzardo legale in Italia. L’anno di riferimento è il 2017, ma secondo quanto anticipato di recente dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, la raccolta dei giochi pubblici – ovvero il numero delle puntate registrate in Italia nel corso dell’anno – nel 2018 avrebbe raggiunto i 106,8 miliardi, in aumento di circa il 3% rispetto all’anno precedente. In sostanza, è come se ogni italiano scommettesse un totale di 1.780 euro all’anno. In Italia si stima un totale di circa 1,3 milioni di malati patologici ma di questi solo poco meno del 10% (circa 12mila) sono in cura.

Numeri imponenti dietro cui si celano tantissimi giocatori occasionali (o comunque semplici appassionati) ma anche un volume sempre più consistente di casi patologici. Le persone affette da ludopatia solitamente stabiliscono con il gioco un rapporto esclusivo e altamente coinvolgente.
L’elevato livello di eccitazione raggiunto li spinge a trascurare tutto ciò che li circonda: famiglia, affetti e lavoro, con pesanti ricadute non solo dal punto di vista economico. La ludopatia è insomma una piaga che non accenna a fermarsi, ed è per questo che il Decreto legge n.87 del 2018 ha introdotto numerose disposizioni di contrasto al gioco d’azzardo (tra le quali il divieto di qualsiasi forma di pubblicità) ed è allo studio un riordino complessivo del settore, volto a definire un quadro di regole chiare che tutelino maggiormente il giocatore.

Un fenomeno dilagante e sempre più preoccupante che – per arginarlo ed affrontarlo – necessita di continui aggiornamenti anche da parte del personale medico-sanitario. In questa direzione va il corso promosso da Consulcesi Club dal titolo “Ludopatia: strategie ed interventi per il trattamento” a cura del dottor Stefano Lagona, psicologo e psicoterapeuta specializzato nel trattamento delle tossicodipendenze e delle nuove dipendenze.

Il corso FAD (Formazione a Distanza), annunciato da un video
(https://www.youtube.com/watch?v=3KVbCB9W2S4&feature=youtu.be), intende descrivere la patologia da gioco d’azzardo, analizzando anzitutto lo scenario storico culturale italiano del problema ed affrontando successivamente gli aspetti clinico-epidemiologici del disturbo. Vengono inoltre forniti strumenti relativi all’assessment del paziente, necessari alla presa in carico e alla formulazione di un programma di intervento. Nei quattro moduli che compongono il corso vengono anche illustrate le principali strategie di trattamento, a carattere psicoterapico, funzionali al recupero del soggetto: la psicoterapia cognitivo comportamentale, la psicoterapia sistemico relazionale, la psicoterapia psicoanalitica. Nell’ultima parte vengono descritti gli approcci complementari alla psicoterapia: i gruppi di auto-mutuo aiuto per giocatori e la formazione/informazione a carattere matematico statistico. Il tutto attraverso una modalità di aggiornamento che riesce a coniugare il rigore scientifico del materiale didattico con i tempi frenetici e il carico di lavoro tipici della professione.

Da questo punto di vista la Formazione a Distanza rappresenta la modalità più efficace per non farsi trovare impreparati con l’imminente scadenza del triennio formativo obbligatorio: in particolare, negli anni il catalogo FAD Consulcesi si è ampliato grazie ai Film Formazione, per un nuovo modello di edutainment, ad una collana di e-book con una serie di titoli d’interesse anche per i pazienti. È allo studio inoltre l’applicazione della tecnologia Blockchain all’intero percorso formativo, in modo da renderlo certificato e trasparente.

Ufficio stampa 347.2207091 – 06.45209801

E-Democracy, la nuova avanguardia tecnologica parte dalla Svizzera

E-DEMOCRACY: LA NUOVA AVANGUARDIA TECNOLOGICA PARTE DALLA SVIZZERA

Massimo e Andrea Tortorella, rispettivamente Presidente e CEO di Consulcesi Tech SA, alla presentazione in Canton Ticino del loro libro “Cripto-svelate. Perché da Blockchain e monete digitali non si torna indietro”

Mai come in questi ultimi anni la credibilità dei sondaggi politici è stata messa in discussione dall’opinione pubblica: i sondaggisti britannici sono finiti sotto accusa per non aver previsto la vittoria del “leave” al referendum sulla Brexit, e il presunto vantaggio di Hillary Clinton nelle ultime elezioni statunitensi si è poi tramutato nella vittoria di Donald Trump. Mentre si avvicinano le attesissime elezioni cantonali del prossimo 7 aprile, la Svizzera è già stata laboratorio tecnologico per una nuova democrazia tramite Blockchain: a Zugo solo pochi mesi fa è stato effettuato un test di voto grazie a questa tecnologia, ed è stato solo un primo passo per sfruttare appieno decentralizzazione, trasparenza, sicurezza e immutabilità della cosiddetta “catena dei blocchi”. Di fatto, applicare ai sondaggi le potenzialità della tecnologia Blockchain può contribuire in modo significativo a migliorare la qualità del dibattito politico, scongiurando rilevazioni inaffidabili che rischiano di disorientare in maniera significativa gli elettori. Una rivoluzione copernicana che riguarderà anche le indagini di mercato: l’analisi delle scelte di consumo sarà mirata e le relative strategie di marketing assunte dalle aziende saranno in questo modo più performanti.

La Svizzera si è affermata negli ultimi anni come hub di riferimento per le start-up innovative che operano nel settore della Blockchain, nota ai più per essere l’infrastruttura tecnologica alla base delle criptovalute. Ma questo nuovo paradigma digitale è destinato a cambiare radicalmente non solo la finanza hi-tech ma numerosi ambiti della nostra vita quotidiana. La prima sfida da affrontare è quella della sicurezza: argomento al centro dell’incontro presso la Sala del Consiglio Comunale del Municipio di Chiasso dal titolo “Siamo pronti alla minaccia cyber?” organizzato da EYESWISS SA.

Il dibattito, con la partecipazione del sindaco di Chiasso, Bruno Arrigoni, è dedicato non solo ai delicati temi della sicurezza informatica, ma offre una panoramica complessiva sulle potenzialità della tecnologia Blockchain, grazie al contributo di Massimo e Andrea Tortorella, rispettivamente Presidente e CEO di Consulcesi Tech SA, attraverso la presentazione del loro libro “Cripto-svelate. Perché da Blockchain e monete digitali non si torna indietro”.

Consulcesi Tech SA è stata fondata nel 2017 come spin-off di Consulcesi Group, la più grande realtà in Europa dedicata ai professionisti del settore medico-sanitario, che include aziende leader con esperienza decennale nel settore ICT, nel digital healthcare, nell’ambito della consulenza legale e delle assicurazioni. Specialista nell’ambito di Blockchain e Cybersecurity, ha scelto la Svizzera per applicare il suo know-how tecnologico a molteplici campi: dalla formazione alla finanza, alle survey. Consulcesi Tech è, inoltre, lead advisor di ConsulCoin Cryptocurrency Fund, il primo fondo d’investimento regolato nell’Unione Europea dedicato ad Investitori Istituzionali che opera sul mercato delle criptovalute e della tecnologia Blockchain.

«Puntare su una tecnologia in grado di scongiurare inattendibili e pericolose ‘fake news elettorali’ – spiega Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi Tech – è una mossa vincente, in grado di rafforzare il senso di appartenenza della cittadinanza alle istituzioni e, di riflesso, la partecipazione al voto. Una vera e propria rivoluzione all’insegna della trasparenza – continua Massimo Tortorella – destinata a impattare profondamente anche sulle analisi statistiche a fini di mercato: finalmente si avrà la certezza dei dati rilevati».

«La Svizzera si conferma capofila nella rivoluzione di Blockchain e criptovalute – sottolinea Andrea Tortorella, CEO di Consulcesi Tech – nonché centro attrattivo per aziende e professionisti che operano nel settore. Noi siamo fermamente convinti che la formazione in questo ambito sarà strategica per poter essere autenticamente competitivi in un mercato del lavoro sempre più ad alto know-how tecnologico – conclude –. Per questo stiamo lanciando, con la Link Campus University, il primo MBA in Europa su Blockchain ed Economia delle Criptovalute, pagabile utilizzando anche le monete digitali».

Ufficio stampa Consulcesi Tech

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Massimo Tortorella e Consulcesi, una storia di successo

Massimo Tortorella e Consulcesi

Il fondatore e CEO di Consulcesi, l’imprenditore Massimo Tortorella, è considerato un’autorevole voce – sempre più ascoltata – nel mondo della sanità, tanto da essere invitato a partecipare a conferenze e dibattiti televisivi sulle principali emittenti, dalla Rai a SkyTg24, da Mediaset a La7. Questa reputazione, l’imprenditore Tortorella se l’è guadagnata con il suo impeccabile operato nel campo dei servizi – non solo legali – offerti agli iscritti alla sua Consulcesi, realtà di riferimento in Italia e in Europa in ambito sanitario (con oltre 100mila iscritti e 1 milione di frequentatori del sito e piattaforme ad esse collegate). Le luci della ribalta si sono accese quando, il coraggioso imprenditore Tortorella, ha sfidato le istituzioni con un’azione collettiva che ha recentemente visto moltissimi medici ex specializzandi ottenere finalmente il rimborso per la corretta erogazione delle borse di studio che gli spettavano di diritto. E non si parla di cosa da poco. Basti pensare che l’imprenditore Massimo Tortorella e la sua Consulcesi, hanno di già fatto ottenere rimborsi per oltre 500 milioni di euro. Frutto di un’impeccabile azione legale e forte di normative in materia che parlano chiaro: i suddetti rimborsi spettano di diritto ai “medici che si sono specializzati prima del 1991 senza ricevere alcun compenso e quelli che lo hanno fatto tra il 1993 e il 2006, anno in cui l’Italia si è allineata al resto dell’Ue dopo i due decreti attuativi (il Dlgs 257 del 1991 e il Dlsg 368 del 1999)”. Forte di solidi e brillanti studi in Giurisprudenza e di quello spirito imprenditoriale coraggioso, ambizioso e dinamico che lo contraddistingue, l’imprenditore Tortorella è riuscito in poco tempo a portare la Consulcesi a diventare un vero e proprio punto di riferimento fondamentale per i camici bianchi. Consulcesi infatti offre servizi a 360 gradi, che vanno dalla consulenza legale alla formazione professionale, passando attraverso la creazione di utili App e piattaforme innovative nel mondo sanitario per mettere in contatto diretto medici, pazienti e non solo.

Imprenditore Massimo Tortorella, il suo blog

Chi è l’imprenditore Massimo Tortorella? Un nome che è venuto prepotentemente alla ribalta dopo aver vinto una memorabile battaglia legale collettiva che ha visto al centro della questione il non riconoscimento della corretta borsa di studio per i medici ex specializzandi. Una causa che l’imprenditore Tortorella ha vinto con grande successo, facendo ottenere, solo fino a questo momento, ai medici che ne avevano diritto, ben 500 milioni di euro in rimborsi. Un imprenditore preparato e assennato quindi, ma non solo. Massimo Tortorella infatti, ha deciso di porre tutta la sua professionalità e le sue risorse nella tutela dei diritti ai camici bianchi. Un’azione che trova concretezza nella Consulcesi, la più grande realtà italiana ed europea in campo sanitario. Con uno spiccato spirito imprenditoriale, Tortorella ha quindi ideato una serie di servizi che mettono in diretto contatto medici, pazienti, formatori e tutte le figure che ruotano in tale ambito. Attraverso una innovativa rete infatti – tra app e piattaforme varie – Consulcesi riesce a rispondere a qualunque esigenza in ambito legale ma anche formativo (grazie all’innovativo progetto di formazione a distanza FAD, in grado di garantire, attraverso una piattaforma di eccellenza e al passo coi tempi, i crediti ECM obbligatori per l’esercizio della professione). Insomma, i servizi offerti da Consulcesi si può ben affermare che siano costruiti apposta per soddisfare ogni necessità. Ma non finisce qui. Tortorella è anche un imprenditore dinamico e ambizioso, visionario al punto giusto tanto da far crescere la sua Consulcesi fino a diventare un vero e proprio Gruppo che consta della presenza di diverse aziende che sostengono ulteriormente i servizi proposti, così da garantire al personale medico sempre il meglio. Come la casa di produzione cinematografica internazionale: la Falcon Production, nata per sostenere il rivoluzionario progetto “Film Formazione”, volto a coniugare l’aggiornamento professionale del personale sanitario al cinema delle grandi star di Hollywood. O la Consulcesi Onlus che, sul fronte della solidarietà, ha realizzato diverse iniziative, dal sostegno alla popolazione eritrea, in particolare ai bambini, fino al progetto “Sanità di Frontiera”. Fino ad  App myDott, volta a migliorare la comunicazione medico-paziente.